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Radda in Chianti
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Popolazione: abitanti n° 1720
Territorio: Km280,05
Altitudine: m. 535
Territorio
È posto sulle colline che occupano il tratto iniziale delle
valli della Pesa e dell' Arbia, per una estensione di 80,56
chilometri quadrati; tocca la massima altitudine del Monte
Querciabella (Monti del Chianti) con 854 metri ed il Capoluogo
si trova alla quota di 533 metri. È interamente compreso
entro i limiti del Chianti Classico. Confina con i comuni di
Gaiole in Chianti, Castelnuovo Berardenga, Castellina in
Chianti, Greve in Chianti, Cavriglia. |
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Storia
Posto al centro del Chianti il territorio raddese, pur
denunciando la sua antichità insediativa con toponimi di
origine etrusca (si veda Garbina, Modane, Spanda, Vecine,
Vercenni, etc.), e latina (Bracciano, Caperano, Livernano,
Lusignano, Pornano, etc.), solo di recente ne ha avuto
consistenti testimonianze archeologiche, con gli scavi presso
il Poggio la Croce e la Malpensata, dove sono stati riportati
in luce importanti reperti etruschi.
Il Medioevo ci presenta nella zona numerosi castelli
controllati da potenti famiglie feudali, come i Conti Guidi, o
i signori locali, come i nobili di Monterinaldi, ma che ben
presto cadranno sotto il controllo di Firenze.
Le prime notizie della corte e del castello di Radda risalgono
all'inizio dell'XI secolo, quando erano possedimento della
Badia fiorentina.
Quando la Repubblica di Firenze, a partire dalla metà del
XIII secolo, organizzò i " popoli " del suo contado
in " leghe ", il territorio del Chianti andò a
formarne una delle maggiori - tanto da essere diviso in "
terzieri " -, documentata tra le prime all 'inizio del
Trecento. capoluogo di un terziere e poi dall' intera lega fu
il castello di Radda - che ormai aveva assunto il carattere e
le dimensioni di una " terra mutata ", come dimostra
il quattrocentesco Palazzo Pretorio, ancora ornato nella
facciata dagli stemmi dei podestà che vi si succedettero. Dei
castelli del territorio raddese soltanto Volpaia ebbe un certo
sviluppo, con un ampio giro di mura con torri e un cassero
ancora in gran parte conservato, mentre altri castelli sono
giunti a noi molto frammentati, come Albola e Monterinaldi,
oppure trasformati in ville, come Castelvecchi, o in case
coloniche, come Castiglione, il Trebbio e Paterno. Altre
dimore rurali conservano le strutture a torre delle "
case da signore " medievali: è il caso di Borraccoli,
Camporempoli, Casa Vecchia, Montevertine, il Palazzo Pornano,
le Ripe e il Fornale, Selvole, invece, sembra aver avuto
sempre i caratteri del villaggio rurale non fortificato. Fra
gli edifici signorili è infine da ricordare la stupenda casa
padronale " Le Marangole " , sita poco lontano dal
nucleo del paese.
Anche le testimonianze dell' antica organizzazione religiosa
sono interessanti e significative, a partire dalla pieve di
Santa Maria Novella che, per quanto molto rifatta nel secolo
scorso, mantiene l' impianto originale, come dimostrano i
ricchi capitelli romanici e conserva numerose opere d'arte. Più
o meno consistenti resti romanici mostrano varie chiese, come
quella di Albola, Bugialla, Livernano, Montemaione e della
stessa radda , ma soprattutto le " canoniche " di
San Fedele a Paterno e di Santa Maria in Colle (la Badiola),
quest' ultima oggi ad una sola navata ma con archeggiature del
primitivo impianto basilicale; resti della abbazia camaldolese
di Montemuro (oggi la Badiaccia) rimangono incorporati in
edifici dell'attuale villaggio. Mentre sempre da un nucleo
romanico si è sviluppato nei secoli successivi il bellissimo
convento di Santa Maria in Prato dove all' interno ancora oggi
possiamo ammirare la famosa " Madonna con Bambino "
di Neri di Bicci (1474). |
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